“Mi auguro che tutte le fabbriche del disfattismo e del pessimismo la smettano di produrre un'atmosfera che non è solo di odio e di violenza nella politica, ma è anche negativa sul piano del consumo e degli investimenti”. Parole di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, sempre in bilico sull'accezione dei termini.
“Disfattista”, un aggettivo utilizzato (utilizzabile) solo in periodo bellico. Pronunciato così, con veemenza dal regime mascellare durante il secondo conflitto mondiale, era uno degli epiteti rivolti a quei cittadini che non credevano nelle gloriose sorti della guerra, alla Grecia senza più le reni e (tantomeno) alla sconfitta della perfida Albione.
Il fatto è: un ottimista (neppure questo aggettivo è un sinonimo contrario di disfattista) “pensa favorevolmente - ci dice lo Zingarelli - lo stato e il divenire della realtà”.
Prendendo in esame il resto del mondo noi vivremmo, secondo il premier, nel Paese che meno risente della crisi.
Leggendo i (pochi) scritti e ascoltando i (molti) discorsi di Berlusconi saremmo più orientati a definire un simile atteggiamento paragonabile a quello di colui che “rasenta l’ingenuità”.
Ciò può avere una spiegazione nelle scarse letture del nostro, anche della corposa rassegna stampa che tutte le mattine il fido Bonaiuti gli confeziona. Ci sarebbero delle cronache narranti (a proposito di fabbriche) di Termini Imerese, della Nokia Siemens e delle frane nel Mezzogiorno, tanto per fare degli esempi. Per non parlare dei molti cassaintegrati e disoccupati sparsi su tutta la penisola.
Nel secolo scorso (non tanto lontano, se pensiamo quel che si verificava fino agli anni ’50) la maggioranza delle famiglie si divideva una rotonda polenta. Quei poveretti, ed erano la maggioranza, si diramavano (a raggiera) nella stanza (sempre poco soleggiata) per paura che gli altri si impossessassero della poco proteica cibaria, annusando (ottimisticamente) il profumo dell’unico pezzo di pancetta messo sul focolare. Salvo poi ammalarsi di pellagra.
Il Presidente del Consiglio, pensando solo al proprio futuro, annusando il processo breve (condito da un simil-lodo Alfano) e da un possibile “inciucio”, fa bene ad essere ottimista. Non riusciamo ad esserlo in egual misura, guardando al futuro della costituzione lavorativa e finanziaria dei nostri figli. Anzi, siamo pessimisti (disfattisti?) anche per le sorti della
Auguri a tutti.
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