Tutta la solidarietà, senza retropensieri, e tanti auguri di pronta guarigione al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Questo mi sento di scrivere all’indomani dell’aggressione violenta e immotivata di cui è stato oggetto, in piazza del Duomo a Milano.
L’accaduto preoccupa, nonostante ci siano chiarimenti univoci ed espliciti, da parte della Procura e delle forze dell’ordine, sull’autore del folle gesto. Un quarantaduenne, psicolabile e in cura da 10 anni.
Il linguaggio, nel nostro Paese, si è fatto greve. Ma ciò non ci impedisce di continuare a parlare (ognuno con lo stile e la cultura che gli sono propri) e se è il caso, dissentire.
Il dibattito politico si è inasprito e i toni sono saliti a dismisura. Si potrà stigmatizzare, ma non eludere la questione fondamentale: siamo in democrazia e (in democrazia) sono consentiti anche gli strilli.
Nel recente, “A serius man” (2009) dei fratelli Coen, ad un povero professore ebreo del Midwest, anni ’60, ne capitano di tutti i colori. La moglie vuole andare a vivere con un amico di famiglia, il figlio si fa le canne e durante le lezioni ascolta i Jefferson Airplane, la figlia si vuole rifare il naso e il suo vicino è un wasp (bianco, americano, anglosassone e protestante) del tipo peggiore, i rabbini gli raccontano palle e gli avvocati gli prosciugano il conto. Il professore resta se stesso, con la sua sfiga, le turbe psichiche e non pretende di interpretare gli altri. Li lascia fare finché, tanto per gradire, non gli capita addosso un tornado.
A noi non è consentito, lasciar fare.Siamo preoccupati perché, come capitò in altri periodi della nostra storia (che non vogliamo dimenticare) si possono avviare giochi davvero pericolosi. Cominciando dalla caccia ai mandanti “morali” e aprire una stagione imperniata su una resa dei conti del tutto immotivata.
Sappiamo che l’episodio di violenza (da condannare senza remora alcuna) accaduto ieri può “tentare” qualcuno (giornali, opinionisti, uomini politici) a “capitalizzare” l’accaduto e prodursi in richieste di maggiore rigore e restringimenti. In nome di “tutti” gli italiani.
Se la voglia di “ordalie”, “giudizi divini” o quant’altro, dovesse prendere la mano ci troveremmo di fronte a un serio pericolo per le nostre istituzioni.
A tale proposito, va detto che non tutti gli italiani la pensano allo stesso modo dell’attuale maggioranza parlamentare. Il voto e la democrazia sono una verifica e quando si compie, attraverso le urne, si contano i risultati (come si diceva una volta: una testa un voto)e danno responsi che mai (per fortuna) sono univoci e plebiscitari.Chiediamo soccorso alla produzione musicale:la scala di Giacobbe (Jacob’s ladder) tanto per restare in area “coeniano” è spiegata dai Chumbawanba (band anarchica inglese, del 1982) nel testo della canzone, contro la guerra dal titolo: “Not in my name”. No a nome mio. Appunto.
| < Prec. | Succ. > |
|---|












