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L'acqua del sindaco nella ghirba dei privati

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“Mi da un bicchiere d’acqua del sindaco?” Questa frase non si potrà pronunciare se passa la fiducia chiesta dal governo sul decreto per la privatizzazione dell’acqua.

Secondo chi guida il Paese è un modo per consentire l’ammodernamento della rete idrica (da tutti i governi lasciata da parte, al pari della cura per il dissesto idrogeologico del territorio) senza sottovalutare che laddove i privati hanno lo zampino si ottiene solo un effetto:l’aumento delle tariffe e non la cura della rete.

In più c’è una componente (la vogliamo definire, ideologica?) che ci sconcerta.

Da sempre l’acqua è una risorsa essenziale e chi ne detiene il possesso è “padrone”. Fin dai tempi di John Chisum (Illinois,1824 – Texas,1864) proprietario di un ranch con innumerevoli corsi d’acqua e molte chiuse per assetare le mandrie dei vicini, la questione si pone in termini di benessere per la collettività.

Perché, siamo sicuri,gli introiti delle private non saranno usati per finanziare altre opere di pubblica utilità: asili, case a basso costo d’affitto, centri di ricerca, lotta contro la fame, opere urbanistiche a tutela del verde, la cultura.

Facciano pure quello che vogliono, ma qualcuno dovrà dire qualcosa. Anche se non “di sinistra”, va bene lo stesso. Ma dite qualcosa. Noi restiamo in attesa, sperando di non lasciarci la ghirba*.

 

* Sacco impermeabile per trasportare acqua in uso nell’Africa Settentrionale. (Voc. Zingarelli)

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